Il racconto del viaggio
La Val di Scalve è una delle valli lombarde che chi conosce le Orobie cita sempre, ma che resta poco frequentata da chi viaggia in moto. Per chi cerca strade strette e paesaggio severo questo è un vantaggio: traffico contenuto anche nei mesi caldi. Il Passo del Vivione, 1828 metri, è il pivot della giornata, ma il tratto che lo precede è parte sostanziale dell'itinerario.
Si parte da Lovere, sponda nord del Lago d'Iseo, in provincia di Bergamo. Per chi arriva da Milano o da Bergamo è una base logica, raggiungibile in un'ora abbondante dall'autostrada A4 con uscita a Seriate e risalita della Val Cavallina. Si imbocca la SS 42 del Tonale e della Mendola, si attraversa Costa Volpino e in pochi chilometri si entra in provincia di Brescia a Darfo Boario Terme. Qui la SS 42 prosegue verso Edolo, ma la giornata svolta a sinistra sulla SS 294 della Val di Scalve. Si lascia il fondovalle e si entra in montagna.
La Via Mala bergamasca
Dopo l'abitato di Angolo Terme la strada si stringe e inizia il tratto chiamato Via Mala. Non è il soprannome di un giornalista: è il nome storico della gola che il torrente Dezzo ha scavato nel calcare delle Orobie nei millenni. La carreggiata fu progettata nel 1857 dall'ingegnere Fiorini di Darfo e completata nel 1864, scavata in parte nella roccia per sostituire un vecchio sentiero largo ottanta centimetri usato fino al 1860 per il trasporto a slitta del minerale di ferro. La Val di Scalve è zona mineraria fin dall'epoca preistorica, lavorata già dai Romani, e questa strada nacque per servire le miniere prima che il turismo.
Oggi è un corridoio stretto, da percorrere con calma. Pareti calcaree a sinistra, salto verso il torrente a destra, gallerie corte non illuminate. Il nome Mala nella tradizione indicava i percorsi pericolosi e inquietanti: la storia parla anche di briganti che presidiavano il sentiero medievale. Tra la seconda e la terza galleria, sulla destra, c'è un piccolo parcheggio della ex Casa Cantoniera: chi vuole vedere la gola dall'alto può fermarsi e percorrere a piedi un breve sentiero attrezzato con balconata in vetro sull'orrido. Sosta utile di venti minuti, con vista verticale sul torrente Dezzo.
Sopra il parcheggio passa una linea storica importante. Il 1° dicembre 1923 la Diga del Gleno, costruita sopra la valle del Dezzo, cedette di schianto e l'onda d'acqua devastò chilometri di strade e borghi, uccidendo centinaia di persone. I ruderi della diga sono ancora visibili a monte e sono raggiungibili a piedi da Pianezza. La storia della Val di Scalve passa anche da lì: i versanti portano ancora i segni di quell'evento.
Risalita verso Schilpario
Superato il tratto della Via Mala, la strada raggiunge Dezzo di Scalve, a 752 metri, frazione divisa tra i comuni di Colere e Azzone. Qui sulla sinistra confluisce la SS 671 della Val Seriana che arriva dal Passo della Presolana: chi vuole entrare in Val di Scalve da Bergamo arriva da lì, ed è un punto di accesso alternativo all'anello. Sulla destra c'è il Santuario della Madonna di Colere, ricostruito dopo la tragedia del Gleno.
Si continua a salire con pendenze più decise. Si supera Sant'Andrea a 843 metri, Dezzolo, e si arriva a Schilpario, 1124 metri di quota, principale centro turistico della valle. È il paese giusto per una sosta lunga: in centro ci sono i servizi utili per una pausa, la Miniera Gaffione è visitabile e racconta la storia mineraria della valle, le Cascate del Vo' sono raggiungibili a piedi in mezz'ora. Schilpario è anche una base sensata per pernottare, se si decide di spezzare l'anello in due giorni. Da qui la SS 294 cambia carattere: si stringe ulteriormente e prende il nome non ufficiale di strada del Vivione.
Da Schilpario al Passo del Vivione
Da Schilpario al passo ci sono quattordici chilometri di carta, ma sono i nove finali a fare la differenza. Si attraversano i boschi di conifere dell'alta valle, si passa davanti agli ingressi di vecchie miniere di ferro oggi dismesse, si arriva a Fondi di Scalve a 1265 metri. È un antico centro minerario ormai disabitato, riconoscibile dalla chiesetta di Santa Barbara, patrona dei minatori. Qui inizia l'ascesa vera al passo.
Sono otto chilometri di tornanti coperti, asfalto stretto, fondo a tratti rovinato, protezioni laterali assenti per lunghi tratti. La pendenza media è del 7 per cento, con punte oltre il 12. Non è una strada per chi cerca curve ampie e fluide: è una strada militare aperta nel 1917, mantenuta nei limiti dello stretto necessario. I tornanti più coperti riducono la visibilità reciproca tra chi sale e chi scende; la mezzeria spesso non c'è e il calibro stradale non lascia margini d'errore.
Tra i boschi di conifere si aprono i primi scorci sulle pareti calcaree del Pizzo Camino e del Cimone della Bagozza. La quota sale rapida, la temperatura cala in fretta anche in luglio. Non è raro trovare chiazze di neve residua sui versanti ombrosi fino a inizio estate, e in autunno le prime gelate notturne possono lasciare lastre di ghiaccio nelle curve in ombra. Il vento al passo è frequente, soprattutto nel pomeriggio: vale la pena verificare la chiusura del casco e il fissaggio dei bagagli prima dell'ultimo tratto.
Al passo, 1828 metri
Lo spiazzo del Passo del Vivione è una piazzola larga il giusto, con un cippo, un rifugio piccolo, qualche moto e qualche bici parcheggiata. Lo spartiacque divide la Val di Scalve dalla Val Paisco, tributaria della Valle Camonica. Si sta interamente in provincia di Bergamo: il versante bresciano comincia poche centinaia di metri sotto la cima, sul lato della discesa.
La sosta al passo è possibile ma lo spazio è limitato. Al valico è presente il Rifugio Vivione, gestito dalla famiglia Pizio da oltre quarant'anni: bar, ristorante e pernotto in stagione, con apertura tipica da giugno a settembre, da verificare prima della partenza. Fuori dagli orari di apertura del rifugio non fare affidamento su servizi disponibili al valico. Il panorama si chiude verso sud sui rilievi della Val di Scalve, si apre verso nord sui profili dell'alta Camonica. In giornate limpide si distinguono i contrafforti dell'Adamello oltre la valle. Lo spazio per fotografare è quello che c'è.
La discesa in Val Paisco
La discesa verso Camonica è meno tornanti e più curve di traverso, ma il calibro stradale resta stretto fino a Paisco Loveno. Il fondo migliora a tratti, peggiora in altri. Si entra in provincia di Brescia, e il paesaggio si fa più aperto: pascoli, baite isolate, larici. Si scende ancora fino a Forno Allione, frazione di Berzo Demo, dove la strada confluisce nella SS 42 del Tonale. La giornata cambia ritmo: si lascia la stradina e si entra in una statale di fondovalle, larga e fluida.
Attenzione: il tratto Paisco Loveno - Passo del Vivione è interessato in alcune giornate estive da manifestazioni che comportano la chiusura temporanea al traffico motorizzato. Verifica calendario e ordinanze sul sito della Comunità Montana Val di Scalve nei giorni precedenti la partenza.
Il rientro lungo la Camonica
Dalla SS 42 il rientro è semplice: in direzione sud verso Darfo Boario Terme, poi si chiude l'anello tornando a Costa Volpino e Lovere. Sono circa cinquanta chilometri di statale scorrevole, traffico variabile a seconda della stagione e del giorno. Estate e ponti festivi portano camper e turisti in entrambe le direzioni: ritmo più lento rispetto al Vivione. La SS 42 ha tratti a doppia corsia e tratti più angusti tra Capo di Ponte e Boario; mantieni distanze ragionevoli e usa i sorpassi solo dove la visibilità è piena.
Chi vuole può deviare brevemente a Capo di Ponte per il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri, patrimonio UNESCO, ma è una sosta che chiede tempo e cambia il senso della giornata. Meglio tenerla per una giornata dedicata. Tornare a Lovere a fine pomeriggio chiude l'anello in modo logico. La Val di Scalve resta una zona poco frequentata anche nei weekend di alta stagione, ed è uno dei suoi tratti più riconoscibili: tre passaggi diversi nello stesso giorno, ciascuno con una propria identità geografica e tecnica.