Itinerario in moto da Lovere al Passo del Vivione, tra Val di Scalve e Valle Camonica Immagine editoriale
Passi alpini e valichi

Val di Scalve in moto: la Via Mala bergamasca e il Passo del Vivione

Un anello da Lovere al cuore delle Orobie, lungo la SS 294 della Val di Scalve, fino ai 1828 metri del Passo del Vivione e ritorno per la Valle Camonica.

120 km 5 h Impegnativo
Partenza
Lovere
Arrivo
Lovere (anello)
Distanza
120 km
Durata
5 h
Difficoltà
Impegnativo
Periodo
giu · lug · ago · set

Anello di circa 120 chilometri dal Lago d'Iseo al cuore delle Orobie bergamasche: dalla Via Mala lungo la SS 294 fino al Passo del Vivione, 1828 metri, con discesa in Val Paisco e rientro per la Valle Camonica. Strada stretta, impegnativa nei nove chilometri finali, percorribile da metà maggio a fine ottobre.

In breve

  • Anello di circa 120 chilometri dal Lago d'Iseo al Vivione
  • Passo del Vivione a 1828 metri, interamente in provincia di Bergamo
  • Apertura tipica da metà maggio a fine ottobre, in funzione delle nevicate
  • Via Mala lungo la SS 294, gola del Dezzo scavata nel calcare
  • Strada stretta e impegnativa nei nove chilometri finali al passo
  • Difficoltà impegnativa, non consigliato a motociclisti alle prime esperienze

Perché fare questo itinerario

L'anello che parte da Lovere è una delle uscite alpine più dense della Lombardia bergamasca. Non per la quota, che resta sotto i 2000 metri, ma per il tipo di strada e per la sequenza dei passaggi.

La SS 294 della Val di Scalve entra nella gola del Dezzo con la Via Mala bergamasca, scavata nel calcare a metà Ottocento, e tiene un calibro ristretto fino a Schilpario. Sopra Schilpario inizia la parte vera: nove chilometri di tornanti coperti, asfalto a tratti rovinato, fondo che cambia da una curva all'altra. Si sale fino ai 1828 metri del Passo del Vivione, spartiacque tra Val di Scalve e Val Paisco.

La discesa verso la Valle Camonica è più aperta ma resta stretta a lungo. Il rientro lungo la SS 42 chiude l'anello in modo logico, senza far tornare indietro. Tre passaggi diversi nello stesso giorno, ognuno con una propria identità geografica e tecnica. Non è una strada per chi cerca curve ampie e fluide, né per i principianti: chi ama le strade che chiedono attenzione qui trova una giornata piena.

Il racconto del viaggio

La Val di Scalve è una delle valli lombarde che chi conosce le Orobie cita sempre, ma che resta poco frequentata da chi viaggia in moto. Per chi cerca strade strette e paesaggio severo questo è un vantaggio: traffico contenuto anche nei mesi caldi. Il Passo del Vivione, 1828 metri, è il pivot della giornata, ma il tratto che lo precede è parte sostanziale dell'itinerario.

Si parte da Lovere, sponda nord del Lago d'Iseo, in provincia di Bergamo. Per chi arriva da Milano o da Bergamo è una base logica, raggiungibile in un'ora abbondante dall'autostrada A4 con uscita a Seriate e risalita della Val Cavallina. Si imbocca la SS 42 del Tonale e della Mendola, si attraversa Costa Volpino e in pochi chilometri si entra in provincia di Brescia a Darfo Boario Terme. Qui la SS 42 prosegue verso Edolo, ma la giornata svolta a sinistra sulla SS 294 della Val di Scalve. Si lascia il fondovalle e si entra in montagna.

La Via Mala bergamasca

Dopo l'abitato di Angolo Terme la strada si stringe e inizia il tratto chiamato Via Mala. Non è il soprannome di un giornalista: è il nome storico della gola che il torrente Dezzo ha scavato nel calcare delle Orobie nei millenni. La carreggiata fu progettata nel 1857 dall'ingegnere Fiorini di Darfo e completata nel 1864, scavata in parte nella roccia per sostituire un vecchio sentiero largo ottanta centimetri usato fino al 1860 per il trasporto a slitta del minerale di ferro. La Val di Scalve è zona mineraria fin dall'epoca preistorica, lavorata già dai Romani, e questa strada nacque per servire le miniere prima che il turismo.

Oggi è un corridoio stretto, da percorrere con calma. Pareti calcaree a sinistra, salto verso il torrente a destra, gallerie corte non illuminate. Il nome Mala nella tradizione indicava i percorsi pericolosi e inquietanti: la storia parla anche di briganti che presidiavano il sentiero medievale. Tra la seconda e la terza galleria, sulla destra, c'è un piccolo parcheggio della ex Casa Cantoniera: chi vuole vedere la gola dall'alto può fermarsi e percorrere a piedi un breve sentiero attrezzato con balconata in vetro sull'orrido. Sosta utile di venti minuti, con vista verticale sul torrente Dezzo.

Sopra il parcheggio passa una linea storica importante. Il 1° dicembre 1923 la Diga del Gleno, costruita sopra la valle del Dezzo, cedette di schianto e l'onda d'acqua devastò chilometri di strade e borghi, uccidendo centinaia di persone. I ruderi della diga sono ancora visibili a monte e sono raggiungibili a piedi da Pianezza. La storia della Val di Scalve passa anche da lì: i versanti portano ancora i segni di quell'evento.

Risalita verso Schilpario

Superato il tratto della Via Mala, la strada raggiunge Dezzo di Scalve, a 752 metri, frazione divisa tra i comuni di Colere e Azzone. Qui sulla sinistra confluisce la SS 671 della Val Seriana che arriva dal Passo della Presolana: chi vuole entrare in Val di Scalve da Bergamo arriva da lì, ed è un punto di accesso alternativo all'anello. Sulla destra c'è il Santuario della Madonna di Colere, ricostruito dopo la tragedia del Gleno.

Si continua a salire con pendenze più decise. Si supera Sant'Andrea a 843 metri, Dezzolo, e si arriva a Schilpario, 1124 metri di quota, principale centro turistico della valle. È il paese giusto per una sosta lunga: in centro ci sono i servizi utili per una pausa, la Miniera Gaffione è visitabile e racconta la storia mineraria della valle, le Cascate del Vo' sono raggiungibili a piedi in mezz'ora. Schilpario è anche una base sensata per pernottare, se si decide di spezzare l'anello in due giorni. Da qui la SS 294 cambia carattere: si stringe ulteriormente e prende il nome non ufficiale di strada del Vivione.

Da Schilpario al Passo del Vivione

Da Schilpario al passo ci sono quattordici chilometri di carta, ma sono i nove finali a fare la differenza. Si attraversano i boschi di conifere dell'alta valle, si passa davanti agli ingressi di vecchie miniere di ferro oggi dismesse, si arriva a Fondi di Scalve a 1265 metri. È un antico centro minerario ormai disabitato, riconoscibile dalla chiesetta di Santa Barbara, patrona dei minatori. Qui inizia l'ascesa vera al passo.

Sono otto chilometri di tornanti coperti, asfalto stretto, fondo a tratti rovinato, protezioni laterali assenti per lunghi tratti. La pendenza media è del 7 per cento, con punte oltre il 12. Non è una strada per chi cerca curve ampie e fluide: è una strada militare aperta nel 1917, mantenuta nei limiti dello stretto necessario. I tornanti più coperti riducono la visibilità reciproca tra chi sale e chi scende; la mezzeria spesso non c'è e il calibro stradale non lascia margini d'errore.

Tra i boschi di conifere si aprono i primi scorci sulle pareti calcaree del Pizzo Camino e del Cimone della Bagozza. La quota sale rapida, la temperatura cala in fretta anche in luglio. Non è raro trovare chiazze di neve residua sui versanti ombrosi fino a inizio estate, e in autunno le prime gelate notturne possono lasciare lastre di ghiaccio nelle curve in ombra. Il vento al passo è frequente, soprattutto nel pomeriggio: vale la pena verificare la chiusura del casco e il fissaggio dei bagagli prima dell'ultimo tratto.

Al passo, 1828 metri

Lo spiazzo del Passo del Vivione è una piazzola larga il giusto, con un cippo, un rifugio piccolo, qualche moto e qualche bici parcheggiata. Lo spartiacque divide la Val di Scalve dalla Val Paisco, tributaria della Valle Camonica. Si sta interamente in provincia di Bergamo: il versante bresciano comincia poche centinaia di metri sotto la cima, sul lato della discesa.

La sosta al passo è possibile ma lo spazio è limitato. Al valico è presente il Rifugio Vivione, gestito dalla famiglia Pizio da oltre quarant'anni: bar, ristorante e pernotto in stagione, con apertura tipica da giugno a settembre, da verificare prima della partenza. Fuori dagli orari di apertura del rifugio non fare affidamento su servizi disponibili al valico. Il panorama si chiude verso sud sui rilievi della Val di Scalve, si apre verso nord sui profili dell'alta Camonica. In giornate limpide si distinguono i contrafforti dell'Adamello oltre la valle. Lo spazio per fotografare è quello che c'è.

La discesa in Val Paisco

La discesa verso Camonica è meno tornanti e più curve di traverso, ma il calibro stradale resta stretto fino a Paisco Loveno. Il fondo migliora a tratti, peggiora in altri. Si entra in provincia di Brescia, e il paesaggio si fa più aperto: pascoli, baite isolate, larici. Si scende ancora fino a Forno Allione, frazione di Berzo Demo, dove la strada confluisce nella SS 42 del Tonale. La giornata cambia ritmo: si lascia la stradina e si entra in una statale di fondovalle, larga e fluida.

Attenzione: il tratto Paisco Loveno - Passo del Vivione è interessato in alcune giornate estive da manifestazioni che comportano la chiusura temporanea al traffico motorizzato. Verifica calendario e ordinanze sul sito della Comunità Montana Val di Scalve nei giorni precedenti la partenza.

Il rientro lungo la Camonica

Dalla SS 42 il rientro è semplice: in direzione sud verso Darfo Boario Terme, poi si chiude l'anello tornando a Costa Volpino e Lovere. Sono circa cinquanta chilometri di statale scorrevole, traffico variabile a seconda della stagione e del giorno. Estate e ponti festivi portano camper e turisti in entrambe le direzioni: ritmo più lento rispetto al Vivione. La SS 42 ha tratti a doppia corsia e tratti più angusti tra Capo di Ponte e Boario; mantieni distanze ragionevoli e usa i sorpassi solo dove la visibilità è piena.

Chi vuole può deviare brevemente a Capo di Ponte per il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri, patrimonio UNESCO, ma è una sosta che chiede tempo e cambia il senso della giornata. Meglio tenerla per una giornata dedicata. Tornare a Lovere a fine pomeriggio chiude l'anello in modo logico. La Val di Scalve resta una zona poco frequentata anche nei weekend di alta stagione, ed è uno dei suoi tratti più riconoscibili: tre passaggi diversi nello stesso giorno, ciascuno con una propria identità geografica e tecnica.

Domande frequenti

Quando è aperto il Passo del Vivione?

La finestra di apertura tipica del Passo del Vivione va da metà maggio a fine ottobre. La data esatta cambia ogni anno in funzione della neve residua e delle ordinanze ANAS. Verifica lo stato aggiornato sul sito della Comunità Montana Val di Scalve nei giorni precedenti la partenza.

Quanto è impegnativa la strada del Vivione in moto?

I nove chilometri da Fondi di Scalve al passo hanno calibro stradale ristretto, fondo a tratti rovinato e tornanti coperti senza protezioni laterali per lunghi tratti. La pendenza media è del 7 per cento, con punte oltre il 12. Non è una strada per motociclisti alle prime esperienze e richiede attenzione anche a chi guida da anni.

Quanto tempo serve per l'intero anello?

L'anello base da Lovere al Vivione e ritorno via Valle Camonica si percorre in cinque ore di guida nette, con soste tecniche al passo e a Forno Allione. Con soste in Val di Scalve, alla Miniera Gaffione di Schilpario e al balcone della Via Mala, la giornata diventa piena dalle 8 alle 18 circa.

Si può raggiungere il Vivione da Bergamo senza passare dal Lago d'Iseo?

Sì. Da Bergamo si segue la Val Seriana fino a Clusone, poi la SS 671 del Passo della Presolana, e si scende a Dezzo di Scalve dove ci si immette sulla SS 294. È un percorso alternativo coerente con l'anello qui descritto, da valutare se la base di partenza è il capoluogo orobico.

Ci sono chiusure programmate al traffico motorizzato durante l'estate?

Sì, nei mesi estivi possono esserci giornate di chiusura programmata al traffico motorizzato sul tratto Paisco Loveno - Passo del Vivione per manifestazioni sportive, come Passi Mitici della Valle Camonica. Le date cambiano ogni anno: verifica il calendario aggiornato sul sito della Comunità Montana Val di Scalve o sui portali turistici della valle prima di programmare la partenza.

Conviene dormire a Schilpario o tornare in giornata?

Per chi parte da Milano o Bergamo e ha mattinata libera, la giornata singola è sostenibile. Per chi vuole evitare la salita al passo nelle ore più calde del pomeriggio o per chi cerca un weekend più disteso, la notte a Schilpario rende il secondo giorno più pulito e meno stancante.

Tornare a Lovere dopo questa giornata significa chiudere un anello fatto di tre passaggi diversi. La Via Mala apre il viaggio con un tratto scavato nel calcare e severo anche d'estate. Il Vivione lo chiude da pari, con i suoi 1828 metri che richiedono attenzione e velocità contenute. Il rientro lungo la Camonica è più fluido e riporta verso il lago senza fretta. Tre passaggi diversi nello stesso anello, da fare con calma e con la pazienza di una strada che non ammette distrazione. Verifica sempre lo stato di apertura del passo prima di partire.