Il racconto del viaggio
Questo giro parte da Varese e disegna un anello di circa 130 chilometri sull'entroterra varesino, lontano dal Sacro Monte e dal Lago Maggiore, dentro un paesaggio che pochi raccontano in ottica motoristica.
L'asse principale è la SS233 Varesina, che a sud taglia colline boscate di pianalti morenici e a nord risale la stretta gola della Valganna. Tra i due rami della statale si infilano provinciali nervose e strade locali di crinale, e in quel reticolo si nascondono due luoghi della componente UNESCO Castelseprio-Torba, un borgo rinascimentale costruito a tavolino da un cardinale e tre laghi piccoli di origine glaciale.
La prima tappa è Castiglione Olona, dodici chilometri a sud di Varese. Il centro storico vive ancora dentro l'idea di città ideale che il cardinale Branda Castiglioni volle qui nel primo Quattrocento, dopo aver studiato a Pavia e lavorato a Firenze.
Nella Collegiata, consacrata nel 1425, e nel piccolo Battistero annesso, Masolino da Panicale dipinse intorno al 1435 due cicli che restano un punto altissimo del primo Rinascimento lombardo: la Vita di Maria sulle vele dell'abside, le Storie di San Giovanni Battista sulle pareti del Battistero. La sosta dura quanto la visita, da quaranta minuti a un'ora e mezza. Si parcheggia fuori dal nucleo storico nelle aree consentite e si sale al colle a piedi.
Una Lombardia longobarda poco frequentata
Da Castiglione una strada secondaria scende verso sud-ovest e in pochi chilometri porta al Parco archeologico di Castelseprio. Qui si entra dentro la componente Castelseprio-Torba del sito seriale UNESCO "I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)", iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale il 26 giugno 2011 con altre sei componenti italiane da Cividale del Friuli a Monte Sant'Angelo.
Restano i ruderi del castrum, la basilica di San Giovanni Evangelista e, isolata su un'altura fuori dalle mura, la chiesa di Santa Maria foris portas, con il ciclo di affreschi absidali alto medievali che le è valso l'iscrizione UNESCO.
Pochi chilometri più in basso, in territorio di Gornate Olona, sta l'altro luogo della stessa componente UNESCO: il monastero di Torba, gestito dal FAI, con la torre fortificata di origine tardoromana riadattata da Goti e Longobardi. Tra i due luoghi della componente UNESCO la strada è stretta, asfaltata, da percorrere in souplesse perché sale e scende dentro il bosco del Parco regionale Rile-Tenore-Olona. In sella si avverte di colpo lo scarto tra la pianura industriale del basso varesotto e questo respiro di valle medievale.
Verso il primo lago: Comabbio
Da Gornate Olona si punta a ovest, scendendo verso la fascia Cairate-Cassano Magnago, e si entra nel comprensorio dei laghi prealpini varesini. Il Lago di Comabbio compare improvviso, una conca glaciale di poco più di tre chilometri quadrati a quota 243 metri, schiacciata tra i comuni di Ternate, Comabbio, Mercallo, Varano Borghi e Vergiate. La sosta consigliata è il Parco Berrini di Ternate, dove la pedana in legno tra i canneti inquadra il profilo del Campo dei Fiori sullo sfondo.
In moto si gira il lago usando le provinciali locali tra Ternate, Varano Borghi, Comabbio, Mercallo e Vergiate: poco traffico, fondo regolare, curve corte.
Risalita verso la Valganna
Per rientrare verso Varese senza ripassare sulle stesse strade conviene risalire la sponda sud del Lago di Varese, da Bodio Lomnago e Buguggiate, e raggiungere Induno Olona da ovest. Da qui la SS233 si infila nella stretta della Valganna, una valle prealpina lunga, ombrosa, soprannominata per ironia "la Siberia del Varesotto" per il microclima freddo. La scarsa esposizione solare delle gole mantiene il manto stradale umido anche in piena estate: andatura prudente, soprattutto nelle prime ore del mattino.
Subito dopo Induno, sulla sinistra, si apre l'area di Cascata e Grotte della Valganna, gestita dal Parco Campo dei Fiori, con il sentiero alle sorgenti pietrificanti di travertino. Sosta corta, parcheggio in piazzola accanto al ristorante storico, casco sul serbatoio.
La statale risale verso il Lago di Ganna, sette ettari soltanto, tre metri di profondità, una riserva naturale del Parco Campo dei Fiori. A pochi minuti, la Badia di San Gemolo a Ganna, con il chiostro romanico, vale una sosta tecnica per chi ama l'architettura monastica minore. Tre chilometri a nord ecco il Lago di Ghirla, ventotto ettari, quattordici metri di profondità, di origine glaciale come il vicino Comabbio ma con un carattere completamente diverso: sponde boscate, una vecchia pista ciclabile che ne segue il perimetro sull'ex tramvia, l'antico Maglio sul torrente Margorabbia in frazione di Ghirla.
Cunardo e il rientro
Dall'incrocio di Ghirla si imbocca la SP43 della Margorabbia verso ovest e in tre chilometri si arriva a Cunardo. Lungo la strada che scende verso Ferrera di Varese si apre l'accesso all'Orrido di Cunardo, unico traforo idrogeologico naturale lombardo: il torrente Margorabbia scompare nel sottosuolo formando un sistema di gallerie e cascate sotterranee per circa mezzo chilometro.
Il percorso esterno e le prime cavità sono fruibili compatibilmente con meteo e condizioni locali. Per accedere all'interno delle grotte servono invece le visite guidate programmate dal Gruppo Speleologico Prealpino, con prenotazione preventiva da verificare sui canali ufficiali del Comune. Chi capita fuori da quei giorni si limita a un'occhiata al gradino roccioso del Pont Niv dall'esterno e prosegue.
Il rientro a Varese ripercorre la SP43 a ritroso fino all'innesto di Ghirla, per poi imboccare la SS233 Varesina verso sud e ridiscendere la Valganna: quaranta minuti scarsi di guida tra boschi e attraversamenti di paesi. Chi vuole spezzare l'ultimo tratto può fermarsi per una sosta rigenerante presso l'antico Maglio di Ghirla prima di imboccare definitivamente la statale verso sud.