Il racconto del viaggio
La bassa lodigiana non si fa notare. Piatta, lenta, chiusa tra argini e filari di pioppi, tiene il suo patrimonio dietro i muri delle cascine e dentro le caldaie dei caseifici. Per vederla bene bisogna andarci in moto, su strade senza traffico, con il tempo di fermarsi.
Da Lodi si punta verso ovest. In meno di dieci minuti si arriva a Lodi Vecchio, che fino al 1158 era l'unica Lodi: la romana Laus Pompeia. Della città antica resta la Basilica dei XII Apostoli, consacrata nel 378 dal vescovo Bassiano in presenza di Ambrogio di Milano. Mattoni a vista, campata gotica, campagna tutt'intorno. La basilica sorge fuori dall'abitato, isolata come lo era nel IV secolo.
Il castello del pane e dell'agricoltura
Da Lodi Vecchio si scende verso sud attraverso Borghetto Lodigiano, poi sulla SP19 da Graffignana fino a Sant'Angelo Lodigiano, dominato dal Castello Bolognini. Il castello visconteo del XIII secolo ospita tre musei: il Museo Morando Bolognini con 24 sale arredate, il Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura nei sotterranei e il Museo del Pane al primo piano, primo museo nazionale del pane, aperto nel 1983. La visita guidata dura circa due ore e si prenota sul sito della Fondazione Bolognini.
Il legame tra moto e tavola qui non è un'aggiunta: è il territorio stesso che lo produce. Il Lodigiano è la culla storica del formaggio a pasta dura. I monaci cistercensi che bonificarono le paludi tra Adda e Lambro dal XII secolo ebbero bisogno di conservare il latte dei prati irrigui: il risultato fu il Granone Lodigiano, antenato diretto del Grana Padano.
Verso il Po: cascine e la Via Francigena
Si continua verso sud-est attraverso Livraga e le cascine dell'area tra Lambro e Po. Le cascine lodigiane sono strutture a corte chiusa, spesso fortificate, con torrette angolari e portale carraio: più simili a piccole fortezze che a case coloniche. La Cascina Riboni a Terranova dei Passerini è tra le più fotografate.
Orio Litta è il primo vero perno gastronomico del viaggio. Il paese è una tappa storica della Via Francigena: nel 990 l'arcivescovo Sigerico di Canterbury vi transitò nel suo pellegrinaggio verso Roma. Villa Litta Carini, settecentesca, con affreschi a tema mitologico e giardino fino all'argine del Po, si visita solo su prenotazione telefonica. Ma la sosta che dà senso al percorso è al Caseificio Zucchelli di Orio Litta, matricola LO 205 del Consorzio di Tutela: tra i 12 fondatori del Consorzio del Grana Padano DOP nel 1954. Qui si produce la raspadüra, sfoglie sottilissime di Grana giovane raschiate a mano con una lama ricurva, tradizione esclusiva della bassa tra Lodi e il Po.
La direttrice della SP ex SS 234
Da Orio Litta si risale verso Casalpusterlengo e poi Codogno lungo la SP ex SS 234 Codognese, arteria rettilinea che corre parallela al Po collegando Pavia a Cremona. Il tratto tra Casalpusterlengo e Codogno è breve, circa 5 km, e attraversa la parte più densa del distretto caseario lodigiano. A Casalpusterlengo la Via Emilia incrocia la Codognese: il nodo stradale spiega perché qui si concentrarono i mercati del formaggio fin dal Medioevo.
A Codogno il centro storico conserva la Chiesa di San Biagio e il Museo Civico, con sezioni dedicate alla storia locale e all'arte sacra. La sosta pranzo nella zona tra Casalpusterlengo e Codogno è la scelta operativa: trattorie padane con risotto alla lodigiana, raspadüra come antipasto e bolliti con mostarda. Cercare le insegne delle trattorie storiche nel centro dei due borghi.
L'abbazia e il ritorno
Da Codogno si risale verso nord su strade comunali attraverso Terranova dei Passerini e Turano Lodigiano, rientrando nella fascia dei prati irrigui. L'ultima tappa prima di Lodi è Abbadia Cerreto, il borgo nato attorno all'abbazia cistercense dei Santi Pietro e Paolo. Fondata nel 1084 come monastero benedettino e passata ai cistercensi nel 1139, la chiesa abbaziale in cotto presenta una facciata romanica con archetti pensili e un rosone centrale. All'interno, capitelli scolpiti e un coro ligneo del XVII secolo. Il complesso fu centro di bonifica agricola per secoli: proprio qui iniziò la trasformazione della palude in prato irriguo che rese possibile l'allevamento bovino e la produzione casearia.
Il rientro a Lodi da Abbadia Cerreto è un quarto d'ora su strade pianeggianti tra rogge e campi a mais. L'anello si chiude dove è cominciato, con l'idea che la pianura lodigiana nasconda sotto la sua apparente uniformità una densità di storia agricola più alta di quanto appaia al primo sguardo.