Il racconto del viaggio
Da Lecco a Bellagio: la Lariana lungo il ramo orientale
Si esce da Lecco attraversando il ponte Kennedy verso Malgrate. Da qui la SP583 Lariana corre alta sul lago, sempre con l'acqua sulla destra.
Le frazioni di Oliveto Lario, Limonta, Vassena, Onno si susseguono ravvicinate: mezza dozzina di case strette tra il lungolago e il versante boscoso. La carreggiata e' stretta, le gallerie corte e poco illuminate, e nei tratti scoperti l'asfalto dopo una pioggia trattiene umidita' piu' a lungo di quanto pensi. Vale la pena considerare la temperatura del fondo soprattutto da ottobre a marzo.
Onno merita una nota. E' la frazione di Oliveto Lario che da' il nome al promontorio del Sasso di Onno, dove il lago si stringe e cambia luce. La SP583 qui si avvicina davvero all'acqua, e per chi guida e' il primo punto in cui la Lariana smette di essere una strada di transito e diventa percorso da assaporare.
Il versante della Grigna a destra oltre il lago e il profilo del Triangolo Lariano davanti compongono uno scenario fotograficamente riconoscibile del ramo di Lecco. Non serve correre. La Lariana e' una strada da curva morbida tirata pulita, non da staccata. Le auto turistiche e i pullman che salgono e scendono da Bellagio impongono comunque andatura sociale, soprattutto da maggio a settembre.
Malgrate, all'inizio del ramo, e' essenzialmente un punto di passaggio. Il borgo si attraversa rapido, ed e' qui che molti motociclisti fanno il vero pieno prima di affrontare i tratti meno serviti.
Bellagio si annuncia dal lungolago: parcheggi pieni, traffico denso, semafori. Per una pausa tecnica conviene fermarsi nei punti meno turistici subito prima del centro, oppure spingersi appena oltre verso il bivio per il Ghisallo.
Il centro storico si gira in mezz'ora scarsa se sei di passaggio, una mezza giornata se vuoi vedere Villa Melzi e i suoi giardini. Per chi ha tempo, la passeggiata fino a Punta Spartivento, all'estremita' nord del promontorio, mostra in un colpo solo l'incontro dei tre rami del Lario. E' uno degli affacci piu' riconoscibili della Lombardia lacustre.
Bellagio, il Ghisallo e la memoria della strada
Dal lungolago di Bellagio parte la SP41 Valassina. La salita verso Magreglio e' una delle pagine piu' dense di storia del ciclismo italiano: dieci chilometri, dislivello attorno ai 550 metri, pendenze contenute ma costanti, una serie di tornanti che lascia respiro.
Per la moto e' un piacere di guida: curve lette in anticipo, asfalto recente nel tratto adeguato dalle ultime opere provinciali, panorama che si apre indietro sui due rami del lago.
Al Ghisallo, a 754 metri, ci sono tre cose che valgono la fermata.
Il Santuario della Madonna del Ghisallo, piccolo e intenso, dove sono appese le biciclette dei campioni che hanno legato il proprio nome a questa salita. Il Museo del Ciclismo, costruito accanto al santuario nel 2006, racconta piu' di un secolo di corse con materiale originale: maglie, mezzi storici, fotografie. E il belvedere proprio davanti al complesso, da cui vedi entrambi i rami del Lario incontrarsi a Bellagio.
Anche chi non ha alcun interesse per la bicicletta tende a fermarsi qui piu' del previsto. E' uno di quei posti dove la luce, la quota, il vento e la memoria del luogo lavorano insieme. La salita resta segnata dalle generazioni di corridori che l'hanno affrontata, dai Bartali agli Indurain, e la presenza materiale di quelle biciclette appese alla parete del santuario aggiunge spessore a una semplice fermata panoramica.
Per un motociclista vale come tappa di senso anche al di fuori dell'ambito ciclistico, perche' il Ghisallo racconta cosa significa una strada quando entra nell'immaginario collettivo.
Va detto che nei primi mesi del 2026 il tratto Magreglio-Bellagio della SP41 e' stato interessato da lavori di adeguamento delle barriere di sicurezza, con senso unico alternato in fascia diurna. Verificare lo stato della viabilita' prima di partire resta sempre opportuno.
Dai laghi briantei al ritorno su Lecco
Dal Ghisallo si scende verso Asso e Canzo, lasciando alle spalle il Triangolo Lariano per entrare nella Brianza prealpina. Canzo e' il punto di transizione: i Corni di Canzo a nord, la pianura che si apre a sud, il primo dei tre bacini briantei poco oltre l'abitato.
Il Lago del Segrino e' il piu' piccolo e il piu' pulito dei tre, tutelato dal parco regionale che vieta la navigazione a motore. Il giro a piedi sulla sponda e' di circa cinque chilometri, le moto restano comunque al parcheggio.
Pochi chilometri piu' a sud si arriva al Lago di Pusiano. Il bacino e' piu' ampio e abitato, con l'Isola dei Cipressi al centro, privata ma riconoscibile dalla riva, e una sponda meridionale dove trovi gli unici punti ristoro lacustri della zona aperti anche fuori stagione.
Da qui si prende la SS639 dei Laghi di Pusiano e di Garlate verso est. La strada e' scorrevole, due corsie ben tenute, attraversa Bosisio Parini, Cesana Brianza e il Lago di Annone.
Annone e' l'ultimo affaccio sull'acqua prima del ritorno. Sopra il bacino dominano il Monte Barro e il Cornizzolo, i due rilievi che chiudono la valle lecchese a sud-ovest.
Valmadrera e' la tappa di raccordo verso la citta': si supera Civate, si rientra a Lecco lungo il lungolago Isonzo o per la circonvallazione, a seconda del traffico. Il giro si chiude esattamente dove era partito, ma con tre paesaggi diversi messi in fila.